Sri Lanka: il viaggio dietro il viaggio
«Lo dici ogni volta.»
Ed è vero. Ogni viaggio finisce sempre nello stesso modo: gli oggetti sembrano aumentare da soli, mentre lo spazio disponibile diminuisce misteriosamente.
L’ultimo giorno del viaggio in Sri Lanka
Scendiamo per la colazione con una calma che durante il resto della settimana non ci siamo mai concessi. Nei giorni precedenti ogni mattina aveva un obiettivo preciso: raggiungereSigiriya prima dell’alba, salire sul treno per Nanu Oya, partire per il safari, attraversare le montagne verso Ella. Oggi, invece, non c’è nessuna corsa. Ci sediamo, osserviamo il buffet e ci concediamo il lusso di fare colazione senza guardare continuamente l’orologio.
Fuori l’autista ci aspetta già con il pullman acceso. Sistemiamo le valigie e prendiamo posto. Il viaggio verso Colombo scorre tranquillo e, mentre il paesaggio cambia lentamente fuori dal finestrino, non sento nemmeno il bisogno di cercare nuove fotografie. Lo sguardo segue la strada, ma i pensieri prendono un’altra direzione. Mi tornano in mente l’alba su Sigiriya, il susseguirsi delle piantagioni di tè, il treno che attraversa le montagne, gli elefanti avvistati a Yala e i volti delle persone incontrate durante il viaggio.
Colombo, questa volta, non è una meta da visitare. È semplicemente il luogo in cui il viaggio rallenta, quasi volesse concederci qualche istante in più prima del rientro.
Laksala e gli ultimi ricordi dello Sri Lanka
La nostra prima tappa è Laksala, il negozio dedicato all’artigianato locale, dove si trova un po’ di tutto: tessuti, oggetti in legno, spezie, prodotti naturali e piccoli ricordi provenienti da ogni parte dell’isola.
Mi basta vedere il sorriso della Bipede per capire cosa sta per dire.
«Guardiamo soltanto.»
Annuisco con convinzione, anche se sappiamo entrambi come andrà a finire.
La prima cosa a entrare nel cestino è una bottiglia di olio di cocco puro. Poco più avanti troviamo la cannella di Ceylon, confezionata con una cura che la rende già un regalo prima ancora di aprirla. La osserviamo qualche secondo e, senza nemmeno parlarne, finisce accanto all’olio.
Quando pensiamo davvero di aver concluso gli acquisti, una parete richiama la nostra attenzione. A catturare il nostro sguardo è una parete piena di piccole targhe in legno decorate a mano, ognuna con un angolo diverso dello Sri Lanka. Alcune raffigurano Sigiriya, altre il celebre treno blu tra le montagne, altre ancora gli elefanti o le piantagioni di tè. Non sono grandi né particolarmente costose, ma hanno qualcosa che ci costringe a fermarci.
«Sai già dove finiranno?» mi chiede la Bipede.
Non ho bisogno di pensarci.
«In agenzia.»
«Per arredarla?»
Scuoto la testa.
«No. Perché qualcuno le guarderà, farà una domanda e noi ricominceremo a raccontare questo viaggio.»
Con i nostri acquisti sotto braccio torniamo sul pullman pensando che la giornata non abbia più sorprese da regalarci.
Ci sbagliavamo.
Negli uffici del corrispondente locale
La guida ci avvisa che faremo una breve visita agli uffici del corrispondente locale in Sri Lanka. Immagino un saluto veloce e una fotografia ricordo. Una di quelle soste che, sulla carta, sembrano poco più di una formalità.
Mi sbaglio.
L’edificio non richiama particolarmente l’attenzione. Se ci passassi davanti senza sapere cosa ospita, probabilmente tirerei dritto. Basta però oltrepassare l’ingresso per capire che lì dentro prende forma una parte del viaggio che noi viaggiatori non vediamo quasi mai.
Ci accolgono con la stessa cordialità che abbiamo trovato ovunque durante il viaggio. Attraversiamo un grande open space disposto su più livelli, luminoso, ordinato e sorprendentemente silenzioso nonostante decine di persone stiano lavorando contemporaneamente. Non ci sono uffici chiusi né porte che separano i vari reparti. Le scrivanie si susseguono una accanto all’altra e ognuno sembra sapere esattamente cosa fare, come se ogni gesto fosse parte di un meccanismo perfettamente sincronizzato.
Le persone che organizzano il viaggio
Le presentazioni iniziano quasi subito.
Una ragazza segue i rapporti con le guide. Un collega coordina gli autisti e gli spostamenti. C’è chi controlla le prenotazioni degli alberghi, chi organizza gli ingressi ai siti archeologici, chi verifica gli orari dei voli e chi resta pronto a intervenire se qualcosa cambia all’ultimo momento. Ognuno ha un compito preciso, ma tutti parlano del viaggio come se fosse un progetto costruito insieme.
Mentre stringo mani e ascolto i loro racconti, mi accorgo di una cosa curiosa. Molti conoscono già il nostro itinerario. Mi chiedono del safari, del viaggio in treno, di Sigiriya e delle piantagioni di tè. È come se ci avessero accompagnato per tutta la settimana, pur senza essere mai saliti sul nostro pullman.
Per un attimo smetto di osservare le persone e mi ritrovo a riflettere.
Fino a quel momento avevo sempre pensato che un viaggio iniziasse quando il pullman lascia l’aeroporto. In realtà il nostro Sri Lanka aveva preso forma molto prima del nostro arrivo. Mentre noi eravamo ancora a casa, qualcuno stava scegliendo gli alberghi, coordinando gli autisti, organizzando il lavoro delle guide, verificando gli orari dei voli e facendo in modo che ogni tassello trovasse il posto giusto.
Noi avevamo vissuto il viaggio.
Loro lo avevano costruito.
È una differenza enorme e, fino a quel momento, non ci avevo mai riflettuto davvero.
Il lavoro nascosto dietro ogni itinerario
Il responsabile dell’ufficio ci raggiunge con un sorriso e, quasi con semplicità, pronuncia una frase che racchiude perfettamente il loro modo di lavorare.
«Il nostro compito è fare in modo che voi possiate pensare soltanto a vivere lo Sri Lanka. A tutto il resto pensiamo noi.»
Sono parole semplici, dette con una naturalezza quasi disarmante. Eppure, in quell’istante, tutto assume un significato diverso.
Ripenso ai giorni appena trascorsi. Tutto aveva funzionato con una naturalezza sorprendente. Ogni albergo era pronto ad accoglierci, gli spostamenti si susseguivano senza intoppi e ogni visita trovava il suo posto al momento giusto. Solo adesso capisco che quella sensazione di leggerezza non era frutto del caso, ma del lavoro paziente di tante persone che avevano scelto di restare dietro le quinte.
In quell’ufficio, infatti, il viaggio mostra finalmente il suo volto meno conosciuto.
Lo Sri Lanka non è più soltanto l’isola delle montagne ricoperte di tè, dei templi, dei safari e dell’oceano. Ha anche il volto di chi, ogni giorno, organizza itinerari, risolve imprevisti e si occupa di una quantità di dettagli che il viaggiatore, fortunatamente, non arriverà quasi mai a notare.
È un lavoro silenzioso.
Ed è proprio questo a renderlo così prezioso.
Quando arriva il momento dei saluti, anche le fotografie assumono un significato diverso. Non sono il ricordo di una semplice visita agli uffici del corrispondente, ma il modo più sincero per ringraziare chi, pur rimanendo lontano dai riflettori, ha contribuito a rendere speciale ogni giorno trascorso sull’isola.
Lasciamo l’edificio quasi in silenzio. Nessuno sente il bisogno di riempire quel momento di parole. Ognuno, probabilmente, sta ancora pensando a ciò che ha appena scoperto.
Il pullman riparte verso l’aeroporto attraversando il traffico di Colombo. Fuori la città continua il suo ritmo, tra autobus colorati, tuk tuk che si fanno largo nel traffico e persone che affrontano una giornata come tante altre. Io, invece, continuo a ripensare all’incontro appena concluso.
Fino a poche ore prima avrei raccontato lo Sri Lanka partendo dai suoi paesaggi.
Adesso, invece, credo che inizierei dalle persone.
Dall’aeroporto di Colombo verso casa
L’aeroporto di Colombo ha il volto di tanti aeroporti del mondo. Monitor che cambiano destinazione, trolley che scorrono veloci sul pavimento lucido, famiglie che si salutano, viaggiatori che cercano il proprio gate e personale che si muove con la precisione di un orologio.
Eppure, questa volta, tutto mi sembra diverso.
Forse perché il viaggio, dentro di me, non si è ancora concluso.
L’incontro con il team del corrispondente continua a tornarmi in mente. Fino a poche ore prima avevo osservato lo Sri Lanka attraverso i suoi paesaggi, i templi, le montagne, gli animali e i sorrisi della gente. Adesso so che c’è un’altra storia, molto meno visibile, che merita di essere raccontata.
È quella di chi lavora ogni giorno lontano dagli obiettivi delle macchine fotografiche, senza comparire nei ricordi dei viaggiatori, ma contribuendo a renderli possibili.
Ci sediamo davanti al nostro gate aspettando l’imbarco.
Per qualche minuto nessuno parla.
La Bipede osserva gli aerei che si preparano al decollo, mentre io continuo a seguire con lo sguardo il via vai dei passeggeri.
Poi rompe il silenzio.
«A cosa stai pensando?»
Sorrido.
«Che questo viaggio è finito.»
Lei mi guarda divertita e scuote leggermente la testa.
«No, Geco… adesso comincia il bello.»
La osservo incuriosito.
«In che senso?»
«Ogni volta che qualcuno entrerà in agenzia e ci dirà: “Raccontatemi lo Sri Lanka”.»
Per qualche secondo rimango in silenzio.
Ha ragione.
Quando un viaggio continua nei racconti
Un viaggio non termina quando si chiude la valigia o quando l’aereo lascia la pista. Continua ogni volta che un ricordo riaffiora, che una fotografia riporta alla mente un’emozione o che un racconto accende in qualcun altro il desiderio di partire.
L’altoparlante annuncia il nostro volo.
Ci alziamo, recuperiamo gli zaini e ci incamminiamo verso il gate.
Il rumore dei motori riempie la cabina. Sento l’aereo accelerare, poi arriva quel leggero distacco da terra che ogni volta riesce a sorprendermi. Quando torno a guardare fuori dal finestrino, Colombo è già più lontana.
Ripenso ai giorni trascorsi, alle albe, alle montagne ricoperte di tè, al rumore del treno che attraversa le colline, agli elefanti di Yala e a tutti i sorrisi incontrati lungo il cammino. Poi, quasi senza accorgermene, il pensiero torna all’ultima visita, quella che all’inizio sembrava soltanto una breve tappa prima dell’aeroporto.
È curioso.
Per tutta la settimana ho creduto che il viaggio fosse fatto di luoghi da raggiungere, fotografie da scattare ed esperienze da vivere. Solo nell’ultimo giorno ho capito che esiste anche un’altra parte del viaggio: quella che il turista non vede quasi mai, ma senza la quale nulla sarebbe possibile.
Sorrido.
Pensavo di riportare a casa qualche confezione di cannella, una bottiglia di olio di cocco, due targhe in legno e un po’ di fotografie.
In realtà torno con qualcosa di molto più difficile da mettere in valigia.
La certezza che, dietro ogni grande viaggio, ci sono persone che iniziano a costruirlo molto prima che noi decidiamo di partire.
E forse è proprio questo il ricordo più prezioso che lo Sri Lanka mi lascia.
“Si ringrazia Asianet per questa esperienza”
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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