Safari a Minneriya tra elefanti e Ayurveda
Lasciato alle spalle il silenzio delle grotte di Dambulla, il nostro viaggio continua verso uno dei luoghi che aspettavo con più curiosità. Se vi siete persi il primo capitolo del diario, quello dedicato a Sri Lanka tra templi, scimmie e silenzi, vi consiglio di recuperarlo prima di proseguire. È lì che tutto è cominciato: i macachi lungo la strada, il fascino senza tempo di Dambulla e quel silenzio capace di parlare più di mille parole.
Dal Tempio di Dambulla al Parco Nazionale di Minneriya
Ora, invece, il paesaggio cambia ancora una volta. Si lascia alle spalle la spiritualità dei templi per entrare nel regno della natura.
Dal finestrino del pullman continuo a osservare tutto quello che mi scorre accanto. Risaie, palme da cocco, piccoli villaggi, tuk tuk colorati e qualche venditore che espone frutta tropicale lungo la strada. Ogni tanto compare un santuario buddhista oppure un enorme albero sotto il quale qualcuno si è fermato semplicemente a chiacchierare. Nessuno sembra avere fretta.
La Bipede è già intenta a riguardare le fotografie scattate durante la mattinata. Io, invece, resto fedele al mio posto preferito: ventose ben salde sul finestrino e occhi spalancati sul paesaggio. Ogni curva racconta qualcosa di diverso e continuo ad avere la sensazione che quest’isola preferisca conquistarti lentamente, senza bisogno di effetti speciali. È un modo di viaggiare che mi piace sempre di più, perché ti insegna ad apprezzare anche ciò che normalmente passeresti oltre senza fermarti.
Il safari nel Parco Nazionale di Minneriya
Quando arriviamo al Parco Nazionale di Minneriya basta vedere le jeep parcheggiate per capire che sta per iniziare qualcosa di speciale.
Salire a bordo significa tornare immediatamente bambini.
Tutti guardano ovunque, sperando di essere i primi ad avvistare un animale. Ogni ramo che si muove diventa un possibile elefante, ogni cespuglio assume improvvisamente forme improbabili e ogni curva aumenta l’attesa.
La guida sorride. Probabilmente assiste alla stessa scena ogni giorno, ma continua ad accompagnarci con l’entusiasmo di chi sa perfettamente cosa ci aspetta qualche chilometro più avanti.
Il primo incontro con un elefante asiatico
Poco prima dell’ingresso compare il primo gigante.
Un elefante asiatico completamente assorto nel suo pranzo alza lentamente la testa e ci osserva con la stessa curiosità con cui noi osserviamo lui. Rimane immobile per qualche secondo, poi torna tranquillamente a mangiare come se la nostra presenza non avesse alcuna importanza.
Ha un’aria pacifica, quasi elegante.
Gli elefanti dello Sri Lanka appartengono alla sottospecie asiatica e sono leggermente più piccoli di quelli africani, ma basta averne uno davanti per capire quanto la parola “piccolo” sia decisamente relativa.
La jeep continua a inoltrarsi nella vegetazione. Passano venti minuti. Poi trenta.
Gli unici ad accompagnarci sembrano essere i pavoni, talmente numerosi da essere stati ribattezzati dal gruppo “tacchini di lusso”. Bellissimi, per carità, ma ormai ogni volta che qualcuno esclama: «Guardate laggiù!» sappiamo già che ci aspetta l’ennesimo pavone.
Io continuo a scrutare ogni angolo della foresta. La Bipede fa lo stesso. Gli altri passeggeri si sporgono leggermente dalla jeep cercando di cogliere qualsiasi movimento tra gli alberi.
È incredibile come bastino pochi minuti immersi nella natura per trasformare un gruppo di adulti in una banda di bambini curiosi.
La grande famiglia di elefanti
Quando ormai iniziamo quasi a pensare che la fortuna abbia deciso di prendersi una pausa, succede qualcosa che nessuna fotografia riuscirà mai a raccontare davvero.
Dalla collina iniziano a scendere gli elefanti.
Prima uno.
Poi due.
Poi un’intera famiglia.
Le femmine proteggono i piccoli tenendoli al centro del gruppo, mentre i giovani procedono con quella goffa eleganza che solo gli elefanti riescono ad avere. Attraversano lentamente la pista davanti alle jeep senza la minima fretta, come se fossimo noi gli ospiti indesiderati arrivati a interrompere una tranquilla passeggiata di famiglia.
E forse è proprio così.
Nessuno parla più.
Persino il rumore delle macchine fotografiche sembra diventare rispettoso.
In quel momento capisco quanto sia diverso osservare un animale libero rispetto a vederlo dietro una recinzione. Qui non siamo noi a decidere quando inizia lo spettacolo.
Sono loro.
Noi possiamo soltanto ringraziare di essere stati ammessi, anche solo per qualche minuto, nel loro mondo.
Mi volto verso la Bipede. Non dice nulla. Sorride e basta. E, per una volta, nemmeno io sento il bisogno di fare una battuta. Ci sono istanti che funzionano così: se provi a riempirli di parole, rischi soltanto di rovinarli.
L’esperienza in un centro Ayurveda
La giornata sembra già aver regalato abbastanza emozioni e invece lo Sri Lanka ha ancora un ultimo asso nella manica.
Lascio il Parco Nazionale di Minneriya con gli elefanti ancora negli occhi. Continuo a voltarmi verso la vegetazione come fanno i bambini quando il pullman riparte da un parco divertimenti. Una parte di me spera sempre che, all’ultimo secondo, spunti un altro gigante tra gli alberi.
La Bipede mi osserva e sorride.
«Geco, credo che per oggi tu abbia visto abbastanza elefanti.»
Abbastanza?
Ma se ne fossero arrivati altri cinquanta, sarei rimasto lì fino al tramonto.
Quando il pullman riparte, mi appoggio al finestrino. Gli alberi scorrono lentamente, il sole inizia ad abbassarsi e io continuo a ripensare a quella famiglia di elefanti che ci ha attraversato la strada con la tranquillità di chi sa perfettamente di essere il vero padrone di casa.
Lo Sri Lanka riesce sempre a sorprendermi proprio quando penso che la giornata abbia già dato tutto.
Dopo qualche chilometro arriviamo davanti a un centro ayurvedico.
Lo confesso: io ero convinto di trovare semplicemente qualche lettino per i massaggi e qualche bottiglietta di olio profumato, mi sbagliavo e di parecchio.
Appena entro vengo avvolto da un profumo intenso che sembra raccontare questo Paese ancora prima delle persone. Cannella, cocco, citronella, zenzero, curcuma. Ogni respiro è diverso dal precedente e, senza accorgermene, rallento il passo.
Che cos’è l’Ayurveda
La guida ci accoglie con un sorriso e inizia a raccontare che l’Ayurveda significa “conoscenza della vita”.
Non è soltanto una medicina.
È un modo di vivere.
Qui corpo, mente e natura non vengono considerati elementi separati, ma parti dello stesso equilibrio.
Mentre ascolto, mi guardo intorno: sugli scaffali si alternano foglie essiccate, radici, semi, cortecce e piccoli contenitori pieni di preparati naturali. A prima vista sembrano tutti uguali. Poi ogni pianta inizia ad avere una storia.
Scopro che l’olio di cocco non serve soltanto in cucina. Viene utilizzato da secoli per la cura della pelle, dei capelli e perfino per una pratica chiamata oil pulling, dedicata all’igiene della bocca e ancora oggi molto diffusa tra i cingalesi.
Anche lo zenzero, la curcuma e la citronella, che noi associamo soprattutto ai fornelli, qui fanno parte di una tradizione antichissima tramandata di generazione in generazione.
È in momenti come questi che mi accorgo di quanto sia facile partire con un’idea e tornare a casa con un’altra. Pensavo di entrare in un centro dedicato ai massaggi. Ne esco con la sensazione di aver sbirciato, anche solo per un’ora, dentro un pezzo della cultura dello Sri Lanka.
La Bipede osserva con attenzione gli oli profumati. La conosco abbastanza da capire che sta già facendo i conti con lo spazio rimasto in valigia. Io, invece, continuo a seguire il profumo delle spezie. Per un attimo chiudo perfino gli occhi. Se qualcuno mi chiedesse di descrivere questo Paese con un solo ricordo, forse non parlerei né degli elefanti né dei templi. Parlerei del suo profumo.
Minneriya, un’esperienza che resta nel cuore
Quando usciamo, il sole sta ormai scendendo dietro le palme.
Il cielo si colora di sfumature arancioni che sembrano dipinte una a una, mentre risalgo sul pullman e torno, come sempre, al mio posto preferito accanto al finestrino.
Fuori scorrono piccoli villaggi, tuk tuk colorati, bambini che giocano lungo la strada e negozi illuminati da lampadine che iniziano lentamente a vincere la sfida con il tramonto.
Ripenso agli elefanti incontrati poche ore prima.
Al silenzio rispettoso che si era creato davanti a quella famiglia.
Ai profumi dell’Ayurveda.
Alle persone che continuano a custodire tradizioni antiche con la semplicità di chi le vive ogni giorno. E mi accorgo che questo Paese continua a conquistarmi senza mai cercare di impressionarmi.Lo Sri Lanka non ti corre incontro.
Ti aspetta.
Ti lascia il tempo di osservare.
Di ascoltare.
Di capire.
Poi, quasi senza accorgertene, entra nei tuoi ricordi e decide di restarci.
La Bipede è già intenta a riguardare le fotografie della giornata.
Io continuo a osservare il paesaggio dal finestrino, chiedendomi quale sorpresa mi aspetterà domani. Perché ormai l’ho capito. Con lo Sri Lanka non bisogna avere fretta. Bisogna lasciarsi guidare.
E ho la sensazione che questa straordinaria isola abbia ancora moltissime storie da raccontarmi.
“Si ringrazia Asianet per queste esperienze”
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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