Sri Lanka: il treno tra le nuvole e la Piccola Inghilterra
Il viaggio in treno da Kandy a Nanu Oya
Il convoglio entra lentamente in stazione con il fascino discreto delle cose che non hanno bisogno di apparire. I vagoni conservano ancora il sapore dell’epoca coloniale, con il metallo segnato dal tempo, i finestrini aperti e quelle porte spalancate che farebbero perdere il sonno a qualunque responsabile della sicurezza europeo.
La Bipede mi vede avvicinarmi subito all’ingresso.
«Non starai già pensando di sporgerti?»
«Sto solo verificando la qualità del panorama.»
Mi guarda con quell’espressione che ormai conosco bene. Traduco per voi: “ti tengo d’occhio”.
Con uno sbuffo profondo il treno lascia Kandy e, quasi senza accorgersene, anche noi lasciamo alle spalle il rumore della città. Le case si diradano, la vegetazione diventa sempre più fitta e le rotaie iniziano ad arrampicarsi tra le montagne seguendo curve morbide che sembrano disegnate a mano.
Un ritmo che invita a rallentare
La prima cosa che mi colpisce è il ritmo.
Qui nessuno sembra avere fretta.
Il treno non corre per arrivare prima. Si prende il tempo necessario per attraversare il paesaggio, quasi volesse accompagnare ogni viaggiatore a guardare davvero quello che ha davanti.
Le ruote scorrono sui binari con un rumore regolare che, dopo pochi minuti, diventa una musica di sottofondo. Ogni curva regala uno scorcio diverso. Una cascata compare tra gli alberi, un piccolo ponte attraversa una vallata, poi una stazione minuscola dove qualcuno aspetta seduto su una panchina con la stessa tranquillità con cui aspetterebbe un vecchio amico.
Fuori dal finestrino la vita continua senza preoccuparsi del nostro stupore.
Donne con sari dai colori vivaci camminano lungo i binari, bambini interrompono i giochi per salutarci e, a ogni fermata, salgono venditori con frutta già sbucciata, sandwich, acqua fresca e piccoli spuntini. Tutto avviene con una semplicità disarmante. Nessuno urla, nessuno rincorre i passeggeri. Si sorride, si compra qualcosa, si riparte.
A un certo punto mi accorgo che anche la Bipede ha abbassato il telefono.
«Hai finito la memoria?»
Scuote la testa.
«No. È che alcune cose è meglio guardarle.»
Sorrido.
Forse è proprio questo il regalo più bello di questo viaggio.
Le nuvole iniziano a scendere sulle colline e, per lunghi tratti, il treno sembra attraversarle. Per qualche minuto non esistono più confini tra cielo e terra. Soltanto montagne, tè e foschia.
Ripenso ai giorni precedenti. Alla fatica della salita verso Sigiriya, all’alba che ci aveva lasciati senza parole, raccontata nel diario Sri Lanka: l’alba di Sigiriya e il villaggio sul lago. Oppure agli elefanti incontrati durante il Safari a Minneriya tra elefanti e ayurveda, quando la natura ci aveva mostrato tutta la sua imponenza.
Oggi, invece, lo Sri Lanka sceglie un’altra strada.
Non cerca di stupirmi.
Mi invita semplicemente a rallentare.
Nuwara Eliya e le piantagioni di tè di Ceylon
Quando arriviamo alla stazione di Nanu Oya, il cambiamento si sente ancora prima di vederlo. L’aria è più fresca, quasi frizzante, e il caldo tropicale che ci ha accompagnati fino a Kandy sembra ormai un ricordo lontano.
L’autista ci aspetta con il suo immancabile sorriso e ci accompagna verso Nuwara Eliya.
Capisco subito perché venga chiamata la Piccola Inghilterra dello Sri Lanka.
Le colline sono curate come giardini, compaiono cottage dai tetti spioventi, ville coloniali, ortensie in fiore e prati così ordinati da sembrare disegnati con il righello. È uno scenario che sorprende. Se qualcuno mi avesse bendato durante il tragitto, probabilmente avrei faticato a credere di essere ancora nello Sri Lanka.
Anche il nostro hotel sembra uscito da un romanzo inglese. È elegante senza ostentazione, luminoso e silenzioso. Mentre la Bipede va subito in esplorazione della camera, io mi fermo nella lounge, dove una scacchiera dipinta a mano cattura la mia attenzione. Al posto dei classici pezzi ci sono monaci, tamburini e figure della tradizione cingalese.
Mi piace quando un oggetto riesce a raccontare un Paese meglio di tante parole.
Ma la sosta dura poco.
Fuori ci aspettano le colline del tè.
Il mare verde delle raccoglitrici
Bastano pochi minuti di strada per ritrovarci davanti a uno dei paesaggi più iconici dello Sri Lanka. Le piantagioni di tè di Nuwara Eliya ricoprono ogni pendio come un enorme ricamo verde. Le raccoglitrici si muovono tra i filari con una naturalezza sorprendente, le ceste sulle spalle e le mani che scelgono solo le foglie più giovani.
Le osserviamo in silenzio.
Ogni gesto è preciso.
Ogni movimento racconta un sapere antico.
Mi viene spontaneo pensare che qui il tempo non si misuri con l’orologio.
Si misura con le foglie raccolte.
Entriamo nella fabbrica dove il celebre tè di Ceylon prende forma. L’aria profuma di foglie essiccate e di legno, mentre la guida ci accompagna tra le varie fasi della lavorazione, spiegandoci come dalla stessa pianta possano nascere tè completamente diversi.
È affascinante vedere come il profumo cambi a ogni passaggio.
Poi arriva il momento della degustazione.
A volte i viaggi ti sorprendono nei modi più inattesi. Questa volta succede davanti a una semplice tazza di tè.
Quante volte si può infondere lo stesso tè?
La degustazione comincia con una tazza fumante dal colore ambrato. Porto il bordo della tazza vicino al muso e, prima ancora di assaggiarla, mi sorprende il profumo. È delicato, elegante, lontanissimo dall’idea di tè che mi sono costruito negli anni. Istintivamente penso che, una volta finita, quelle foglie avranno concluso il loro lavoro.
La guida, però, sorride come se avesse letto i miei pensieri.
«Non abbiate fretta di buttarle.»
Io e la Bipede ci guardiamo incuriositi.
«Un buon tè in foglia continua a raccontare la sua storia anche dopo la prima tazza.»
È una di quelle frasi che sembrano semplici e invece ti restano addosso.
Scopriamo così una cosa che non conoscevo. Le stesse foglie possono essere infuse più volte e, quando il tè è di qualità, ogni infusione regala sfumature diverse. La prima è più intensa, la seconda più morbida, la terza lascia emergere profumi che sembravano nascosti e, con alcune varietà pregiate, il viaggio può continuare ancora.
Questo vale soprattutto per il tè in foglia di buona qualità, ma anche diverse bustine di tè pregiate possono offrire più infusioni, purché siano conservate correttamente tra una preparazione e l’altra e non vengano lasciate troppo a lungo nell’acqua.
Guardo la Bipede.
«Quindi il bello non finisce con la prima tazza.»
Lei sorride.
«Proprio come i viaggi.»
Resto qualche istante in silenzio.
In fondo ha ragione.
Ci sono luoghi che ti conquistano al primo sguardo e altri che hanno bisogno di tempo. Ti chiedono di fermarti, di osservare meglio, di tornare con il pensiero su quello che hai vissuto. Solo allora iniziano davvero a raccontarsi.
Lo Sri Lanka, almeno per me, è uno di questi.
Ripenso ai primi giorni trascorsi sull’isola. Agli elefanti di Minneriya che avanzavano con la calma di chi sa di appartenere a quella terra molto prima di noi. Alla salita verso Sigiriya nel buio dell’alba, quando ogni gradino sembrava allontanarci dal sonno e avvicinarci a qualcosa di difficile da spiegare. Poi Kandy, con i suoi templi, la pioggia e il profumo dei fiori.
Adesso sono qui, con una semplice tazza di tè tra le ventose, e mi accorgo che ogni giornata ha aggiunto un sapore diverso allo stesso viaggio.
Forse è questo il vero significato del partire.
Non collezionare luoghi.
Lasciare che siano i luoghi a cambiare qualcosa dentro di noi.
Prima di uscire dalla fabbrica mi volto ancora una volta verso le colline. Alzo lo sguardo e vedo le raccoglitrici ancora immerse nel mare di tè, instancabili. Noi ripartiamo, loro continuano a intrecciare la giornata con il ritmo lento delle montagne.
Il vento accarezza le piantagioni, la nebbia sale lentamente dai pendii e tutto sembra muoversi seguendo un ritmo che noi, troppo spesso, abbiamo dimenticato.
La Bipede mi raggiunge con un’ultima tazza di Ceylon Tea.
«Ancora una?»
«Direi di sì.»
La porto lentamente alle labbra.
Ha un gusto diverso dalla prima.
Più delicato.
Più rotondo.
Mi viene da sorridere pensando che, se non fossi arrivato fin qui, probabilmente avrei continuato a credere che una bustina di tè servisse soltanto per una tazza.
A volte basta un piccolo gesto per cambiare prospettiva.
Mentre il pullman riprende la strada tra le colline di Nuwara Eliya, guardo ancora una volta quel mare verde che si perde nella foschia.
Ripenso al treno tra le nuvole, alle porte aperte, ai bambini che salutavano lungo i binari e alle mani esperte che raccolgono il tè una foglia alla volta.
Sono passate soltanto poche ore.
Eppure ho la sensazione di aver vissuto una giornata intera fuori dal tempo.
Forse il lusso più grande che questo Paese ci sta regalando non è quello di mostrarci panorami straordinari.
È insegnarci, con una gentilezza tutta sua, che alcune cose non vanno consumate in fretta.
Una buona tazza di tè.
Un viaggio.
E perfino i ricordi.
Li assapori una volta.
Poi torni a loro.
E, ogni volta, scopri qualcosa che la prima infusione aveva tenuto per sé. 🦎
“Si ringrazia Asianet per queste esperienza”
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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