Gaspare e la via dei sogni – Capitolo 2
Nel silenzio del deserto, quando anche il vento sembrava trattenere il fiato, Gaspare camminava.
Dietro di lui, le orme leggere di cammelli e re. Davanti, una stella che nessuno riusciva a decifrare davvero.
O almeno, non come lui.
Non era il più anziano, né il più eloquente. Non possedeva il portamento maestoso di Melchiorre, né l’energia vitale di Baldassarre.
Gaspare era fatto di silenzio e sogni. Era il Re Mago che parlava poco… ma sognava tanto.
Gaspare re mago: il silenzioso viaggiatore
Non lo avevano scelto per la parlantina. E nemmeno per la barba (che aveva, ma un po’ in disordine).
Lo avevano scelto perché vede cose che gli altri non vedono.
Gaspare ascolta le pause, i vuoti, gli spifferi tra una parola e l’altra. È quello che, se gli chiedi dove stiamo andando, ti risponde: “Ascolta il vento, e lo saprai”.
Melchiorre si fida del calcolo delle stelle. Baldassarre, dell’istinto.
Gaspare si affida a qualcosa che arriva di notte, quando tutto tace. Una voce che non ha voce.
Il sogno che lo cambiò per sempre
Tutto iniziò mesi prima della partenza.
Gaspare sognò una culla. Sospesa nel nulla.
Intorno, volavano piccoli frammenti di luce, come minuscole lucciole che danzavano al ritmo del cuore.
Poi una voce — o forse era solo una sensazione — gli disse:
“Chi cerca, trovi. Ma solo se sa cosa ha perso.”
Da quel giorno, ogni notte sognava lo stesso sogno.
La culla, la luce, la frase.
E la sensazione che doveva partire, anche se non sapeva dove.
La stella che parlava senza parole
Quando poi, nel cielo, apparve quella stella innaturale, fu come se il sogno uscisse dalla sua testa e si proiettasse nel cielo.
Melchiorre la identificò come una congiunzione celeste.
Baldassarre gridò: “È un segno divino!”
Gaspare la guardò in silenzio. E sentì un’emozione.
Non un pensiero. Non un significato. Un’emozione, pura. Come un ricordo che non sai di avere.
La stella non diceva dove andare, ma perché.
Il peso dell’incenso, il profumo delle domande
Gaspare non portava oro, né mirra.
Il suo dono era l’incenso, profumo sacro, usato per connettersi con il divino.
Ma dentro di sé, Gaspare si chiedeva:
“E se non bastasse? Se il profumo svanisse? Se il Bambino non fosse un re, ma solo… un bambino?”
Il suo incenso non era certezza. Era domanda.
Un profumo che si dissolve, ma resta nel cuore.
Come i sogni.
Un cammino fatto di pause
Mentre Melchiorre marciava con sicurezza e Baldassarre cavalcava con entusiasmo, Gaspare si fermava spesso.
Osservava i sassi. Parlava ai datteri. Annusava l’aria.
Ogni pausa era un momento per capire se fosse davvero sulla strada giusta.
Oppure se il cammino esistesse solo per chi si ferma a sentirlo.
Incontri lungo la via
Gaspare non parlava molto. Ma le anime lo cercavano.
Un giorno incontrò una donna cieca che disse:
“Tu vedi quello che io sento.”
Poi rise e gli regalò un bastone.
“Ti aiuterà a vedere anche col sole negli occhi.”
Più avanti, un bambino gli domandò:
“Ma tu, da dove vieni?”
Gaspare non rispose. Gli porse una caramella.
Il bambino la mise in tasca e corse via.
Il silenzio era spesso la sua risposta migliore.
Il dialogo segreto con melchiorre
Una notte, Melchiorre gli si avvicinò sotto il cielo stellato.
“Tu sogni ancora?”
“Sempre,” rispose Gaspare.
“E cosa vedi?”
“Che non siamo noi a cercare il Bambino. È lui che ci sta cercando.”
Melchiorre tacque. Poi disse:
“Allora spero che ci trovi pronti.”
Era la prima volta che Melchiorre dubitava. E la prima volta che Gaspare parlava tanto.
Il cielo che ascolta
La notte prima dell’ultimo tratto di viaggio, Gaspare non dormì.
Non perché avesse paura. Ma perché stava ascoltando il cielo.
Ogni stella sembrava un suono.
Un’eco di qualcosa già sentito.
La stella non brillava più forte. Ma lui la sentiva come mai prima.
E sognò di nuovo.
Non la culla. Non la luce. Ma i suoi compagni di viaggio, stanchi, dubbiosi… e felici.
Si svegliò con un sorriso.
Il giorno prima dell’arrivo
Mancavano poche ore.
I tre Magi cavalcavano in silenzio. Ognuno nel suo mondo.
Gaspare guardava l’orizzonte.
Il sogno era cambiato.
La voce aveva detto:
“Non portare risposte. Porta presenza.”
Capì.
Il suo dono non era l’incenso.
Era l’essere lì, intero, aperto, fragile.
E se il vero dono fosse invisibile?
Forse nessuno ricorderà davvero Gaspare.
Non ha lasciato frasi celebri, non ha fatto miracoli.
Ma è stato il primo a capire che cercare Dio è un atto di ascolto, non di conquista.
E che i sogni sono viaggi veri, anche se nessuno li vede.
Il suo incenso bruciò piano, senza clamore.
Ma il suo profumo rimase nell’aria per secoli.
🦎 E così, amici di Goditilavita, il nostro viaggio tra i Magi continua…
Nel prossimo capitolo? Chissà… forse Baldassarre, il re delle contraddizioni, quello che balla tra oro e verità.
Ma intanto, chiudete gli occhi.
E se stanotte sognate una culla nel cielo… forse Gaspare vi sta facendo visita. 💫
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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