Viaggio Egitto Parte II: deserto e piramidi
Quando pensi al deserto, immagini il silenzio, il cielo stellato, forse un cammello che sbadiglia lontano.
Ma se ci vai con me, Geco Gaudenzio, ti assicuro che sarà più simile a un mix tra Indiana Jones e una puntata di Zelig sotto le stelle. 🦎🌵
Questa è la seconda parte del nostro viaggio in Egitto: dopo le danze del Cairo, ora si dorme tra le dune, si cena sotto le stelle e si rotola giù dalle sabbie come nobili faraoni… in crisi di equilibrio.
Tra bianco e nero, si entra in un altro pianeta
Benvenuti nel deserto bianco e nero d’Egitto: un luogo dove il vento non è solo vento, ma personaggio principale.
Dove le tende volano, le risate scoppiano, e la sabbia non perdona.
E soprattutto, dove la notte porta una cena da ricordare e l’alba… una colazione da applauso.
Tra bianco e nero, si entra in un altro pianeta
Prima il paesaggio si colora di nero: lava pietrificata, rocce vulcaniche, colline scure che sembrano uscite da un film post-apocalittico.
Poi tutto cambia. Il nero svanisce, e appare il bianco: formazioni calcaree scolpite dal vento in forme assurde, quasi marziane.
È come viaggiare dentro una fiaba geologica con colonna sonora di sabbia e cielo.
La notte, il vento e la danza delle tende
La vera avventura comincia al tramonto.
Si monta il campo, si ride, si sistema la tenda… e poi arriva lui: il vento del deserto.
All’inizio sussurra. Poi ulula. E a quel punto… parte il circo.
I partecipanti si agitano come personaggi in un cartone animato: chi tiene i pali, chi si schiaccia sui teli, chi lotta con la sabbia come un ninja bendato.
Ma il bello è che, inconsapevolmente, sono proprio loro a tenere tutto in piedi.
Le tende restano giù perché ci si adattano. Si piegano, si abbassano, ma non volano via.
Risultato? Un accampamento un po’ storto ma resistentissimo.
E un Geco che rideva sotto la coda. 😄
Cena beduina sotto le stelle
Nel cuore della notte, tra dune e risate, arriva la cena: preparata dai nostri accompagnatori locali, cucinata a fuoco vivo e servita sotto tendaggi che sanno di poesia.
Un menù semplice ma delizioso: riso speziato, pollo grigliato, verdure cotte sotto la sabbia e pane caldo fatto al momento.
Il deserto profuma di cumino e libertà. 🍽️
Ci si siede in cerchio, si parla poco, si sorride molto.
Ogni boccone è un regalo.
Il silenzio è un condimento raro.
E le stelle… uno spettacolo gratuito di quelli che ti mettono in pace con tutto.
La sorpresa dell’alba
E poi… la colazione all’alba.
Pensavi di trovare due datteri tristi e un sorso d’acqua? Sbagliato.
Appena sorge il sole, spuntano pane caldo, formaggio locale, uova sode, marmellata, tè bollente.
Un banchetto nel nulla, ma con tutto il necessario.
Il vento si è calmato, l’aria è frizzante e il cielo ha il colore dei sogni ben riusciti.
Sci sulla sabbia e spanciate memorabili
Dopo la colazione, si parte all’assalto delle dune.
Ma non per camminare: per sciare!
Sì, proprio così. Tavola sotto i piedi, pendenza perfetta, sabbia morbida… e giù!
Ma la verità è che più che slalom, è un festival della spanciata elegante.
Si rotola, si ride, si affonda con grazia.
È come una gara di cadute buffe, ma con vista mozzafiato.
È un esercizio che mette alla prova l’ego: nessuno riesce a mantenere la dignità mentre rotola giù con la sabbia tra i denti.
Ma ci si rialza tutti con un sorriso in faccia e granelli ovunque.
Consigli gechiani per il deserto
- 🎒 Portate solo l’indispensabile: zainetto leggero, bandana, salviettine umidificate e spirito flessibile.
- 👕 Abbigliamento comodo, leggero. In estate non serve coprirsi di notte: l’escursione è lieve e piacevole.
- 🧣 Le tende forniscono coperte, ma i piedi sensibili ringrazieranno un paio di calzini in più.
- ☀️ Nessuna paranoia: si dorme bene, si ride tanto, si torna con gli occhi pieni di luce (e i capelli pieni di sabbia).
Il ritorno al Cairo: piramidi, faraoni e stupore moderno
Dopo il silenzio dorato del deserto, il ritorno al Cairo sembra quasi un salto nel futuro… ma con vista sul passato.
Il traffico riprende il suo concerto, i clacson tornano a dettare il tempo, e tu, pieno di sabbia, pensi:
“Ma davvero abbiamo vissuto tutto questo?”
Ma non è finita. Perché ti aspetta sua maestà: la Piana di Giza.
Le piramidi ti aspettano, immobili e monumentali, con lo sguardo silenzioso di chi ha visto passare secoli senza muovere un granello.
Sorridi davanti all’obiettivo, ma la vera immagine è quella che ti resta addosso: un’emozione che nessuna foto potrà mai sviluppare.
Il vento solleva un po’ di polvere. La Sfinge ti fissa come se sapesse tutto.
E tu ti senti piccolo, ma parte di qualcosa di grande.
Il Grand Egyptian Museum
Poi, il gran finale: una visita al Grand Egyptian Museum, il nuovo gioiello del Cairo.
Altro che museo. È un’astronave del tempo.
Appena entri, vieni accolto da Ramses II: alto undici metri, fermo e silenzioso come un re che ha deciso di restare per farsi ammirare.
Maestoso, calmo, immobile… ma ti toglie il fiato.
E non per la polvere.
All’interno, ti aspettano oltre 100.000 reperti, la collezione completa di Tutankhamon, e tecnologie che ti portano tra le dinastie egizie con uno schermo interattivo e due dita curiose.
La sensazione? Di camminare tra storia e fantascienza allo stesso tempo.
E mentre gli altri scattano selfie, tu resti un attimo in silenzio davanti a un sarcofago dorato, e pensi:
“Ma quanto può essere bella l’umanità quando smette di correre e si mette a costruire eternità?”
Un viaggio che resta nella pelle
Dal deserto alle piramidi, passando per tende volanti, piatti cucinati sotto le stelle e statue millenarie…
È uno di quei viaggi che si infilano tra i vestiti e restano appiccicati addosso come la sabbia nelle scarpe.
Il Cairo ti ha fatto ridere.
Il deserto ti ha fatto volare (e rotolare).
E i faraoni ti hanno sussurrato qualcosa all’orecchio che capirai… forse tra qualche settimana.
Io, Geco Gaudenzio, ti auguro di tornare a casa pieno di sabbia nelle scarpe e di stupore negli occhi.
Perché avventure così ti scombussolano dentro, e quando torni… qualcosa di te è rimasto là, tra le dune.
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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