Dubai, un ritorno prima dello Sri Lanka
Ci sono città che visiti una volta e poi restano lì, archiviate in qualche angolo della memoria insieme alle fotografie e ai souvenir.
Con Dubai, invece, succede una cosa diversa: ogni ritorno assomiglia più a una nuova chiacchierata che a una semplice visita.
Dubai appartiene decisamente alla seconda categoria.
A dire il vero, la prima sorpresa del viaggio verso lo Sri Lanka è arrivata ancora prima di salire sull’aereo. Con gli ormai immancabili ritardi di Trenord è infatti crollato uno dei miti che avevo costruito negli anni: il Malpensa Express.
Nella mia testa apparteneva a quella ristretta categoria di cose che semplicemente funzionano. Ero convinto che avrebbe rispettato l’orario anche nel mezzo di un’apocalisse organizzata.
E invece no.
Diciamo che quella convinzione è rimasta sul binario mentre il resto del viaggio è andato avanti.
Fortunatamente il viaggio aveva in serbo qualche compensazione.
Partire per lo Sri Lanka con scalo a Dubai
Ottobre, a quanto pare, è diventato un mese particolarmente gettonato per le partenze intercontinentali. Se state programmando un viaggio a lungo raggio, prendete sul serio il consiglio di presentarvi tre ore prima in aeroporto. Non è più una precauzione da viaggiatore ansioso, ma una scelta di buon senso.
Una volta superate le code e i controlli, arriva però la ricompensa.
La lounge Emirates.
E qui ho avuto una piccola illuminazione.
Osservando le persone intorno a me ho capito che esistono due categorie di viaggiatori.
Quelli che stanno partendo.
E quelli che stanno già viaggiando.
I primi aspettano semplicemente il proprio volo.
I secondi hanno già iniziato a raccogliere emozioni, osservazioni e storie.
La Bipede appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Io appartengo probabilmente a una terza categoria ancora sconosciuta agli studiosi del comportamento umano: quelli che cercano di capire quante volte sia socialmente accettabile tornare allo stesso buffet.
Lounge Emirates: il viaggio inizia prima
Perché il buffet della lounge Emirates è uno di quei posti che mettono a dura prova qualsiasi forma di autocontrollo.
Piatti caldi, specialità internazionali, dolci, bevande e personale che continua a rifornire ogni vassoio come se l’abbondanza fosse una risorsa inesauribile.
Poi ci sono le poltrone.
Le zone relax.
Le docce.
I servizi impeccabili.
E quella sensazione curiosa di stare viaggiando in economica ma sentirsi trattati come un passeggero VIP.
Quando arriva il momento dell’imbarco, un brindisi offerto da Emirates accompagna i passeggeri verso il gate collegato direttamente all’aereo.
Controllo il biglietto.
Economy.
Lo controllo una seconda volta.
Sempre economy.
Eppure qualcosa non torna.
Forse è semplicemente il motivo per cui tanti viaggiatori continuano a scegliere questa compagnia.
Powerbank in aereo: cosa sapere prima del volo
Prima della partenza arriva anche una novità che non conoscevo. Le powerbank in aereo devono restare spente, non possono essere utilizzate durante il volo e devono essere facilmente raggiungibili.
Dietro questa regola c’è una ragione molto concreta: evitare che una semplice batteria trasformi un viaggio tranquillo in un problema per l’equipaggio.
Tradotto in gechese: ricordatevi dove l’avete infilata.
Perché se decide di fare cose che una batteria non dovrebbe fare, non è il momento ideale per svuotare mezzo bagaglio a mano.
Qualche ora più tardi il gigantesco Airbus a due piani di Emirates ci deposita a Dubai.
O almeno credo.
Dal finestrino non si vedeva una gran cippa.
Continuo a guardarlo con lo stesso stupore di chi non ha ancora capito come un palazzo volante riesca a decollare.
Dubai tra futuro, deserto e tradizione
Dubai mi accoglie con una sensazione familiare.
Non era un primo appuntamento: io e Dubai ci conoscevamo già abbastanza bene da riconoscerci a distanza.
E alcune delle impressioni raccolte durante una precedente visita si confermano immediatamente.
Dubai continua a sembrarmi una città sospesa tra deserto, algoritmi e visioni futuristiche.
Una città che corre verso il futuro senza riuscire — fortunatamente — a dimenticare completamente il proprio passato.
Il pullman attraversa autostrade immense.
Otto corsie.
Forse dieci.
Forse di più.
A un certo punto ho smesso di contarle.
La metropolitana sopraelevata di Dubai scorre sopra il traffico come una navicella spaziale e i celebri taxi rosa di Dubai, riservati alle donne e spesso guidati da donne, continuano a essere una delle soluzioni più intelligenti che abbia visto in una grande metropoli.
Gelato al latte di cammello a Dubai
Eppure la vera novità di questo ritorno a Dubai non è un grattacielo.
Non è una torre.
Non è un centro commerciale.
È un gelato.
Sì.
Un semplice gelato al latte di cammello.
È successo passeggiando tra gli angoli del Madinat Jumeirah, uno di quei luoghi che riescono sempre a farmi rallentare il passo. Mentre il Burj Al Arab osserva tutto dall’alto della sua celebre forma a vela, il souk continua a mescolare atmosfera araba e modernità con una naturalezza tutta sua.
Davanti a me compare una coppetta bianca dall’aspetto apparentemente innocuo.
Assaggio.
Silenzio.
Riassaggio.
Altro silenzio.
La Bipede aspetta il verdetto.
«Allora?»
«Sto cercando di capire.»
«E?»
«Credo sappia di gelato al latte di cammello.»
Lo sguardo che ricevo mi conferma che la mia carriera da critico gastronomico probabilmente non avrà un grande futuro.
Ed è qui che iniziano le difficoltà, perché raccontare quel gusto è molto più complicato che assaggiarlo.
Ricorda vagamente la vaniglia.
Ha una consistenza incredibilmente cremosa.
Lascia una sensazione che richiama il latte montato.
Insomma, uno di quei sapori che ti costringono a fare il secondo cucchiaino per capire se il primo non si fosse sbagliato.
Ricetta del gelato al latte di cammello
La sorpresa più grande arriva dopo. Perché dietro quel gusto così insolito non si nasconde una ricetta misteriosa, ma ingredienti che conosciamo bene: latte di cammello, zucchero, tuorli, panna e vaniglia. A dimostrazione che, a volte, basta cambiare un solo protagonista per raccontare una storia completamente diversa.
Ingredienti familiari.
Risultato tutt’altro che familiare.
In fondo non avevo scoperto nuovi quartieri.
Non avevo visitato nuove attrazioni.
Eppure quel gelato al latte di cammello a Dubai riusciva a raccontarmi qualcosa di Dubai che ancora non conoscevo.
Deserto di Dubai: cena, Wi-Fi e fuoco
Il pomeriggio ci porta verso il deserto di Dubai.
A un certo punto smetto di guardare torri e autostrade. Davanti a noi ci sono soltanto sabbia e orizzonte.
Le dune prendono il posto dei grattacieli.
Il vento sostituisce il traffico.
Il sole comincia lentamente a scendere.
Le ombre si allungano.
La sabbia cambia colore.
Per qualche minuto sembra che il mondo si ricordi improvvisamente come si faceva a vivere prima della fretta.
Almeno fino a quando il telefono della Bipede decide di intervenire.
Pling.
Lei guarda lo schermo.
Io guardo lei.
Lei guarda me.
«Che succede?»
«Ho il Wi-Fi.»
Resto in silenzio.
Davanti a noi c’è il deserto.
Dietro di noi c’è il deserto.
A destra il deserto.
A sinistra il deserto.
Eppure internet è arrivato prima di noi.
Scoppio a ridere.
Perché l’essere umano è una creatura meravigliosamente contraddittoria.
Può trovarsi davanti a uno dei paesaggi più antichi del pianeta e contemporaneamente chiedersi se la connessione reggerà un video.
Tra una duna e l’altra compaiono luci.
Campi tendati.
Ristoranti.
Strutture che punteggiano l’orizzonte come miraggi tecnologici.
Non so se sia una sconfitta della natura.
O semplicemente evoluzione.
So soltanto che il dubbio continua ad accompagnarmi fino a sera.
Cena nel deserto di Dubai e giocolieri del fuoco
Quando il deserto si trasforma in un enorme salotto sotto le stelle.
Profumo di brace.
Specialità alla griglia.
Antipasti in quantità industriale.
Voci.
Risate.
E poi il fuoco.
Non quello dei fuochi d’artificio.
Fuoco vero.
Gli artisti lo fanno danzare nell’aria con una naturalezza che lascia senza parole.
Cerchi incandescenti.
Scie luminose.
Movimenti ipnotici.
Per qualche minuto il deserto smette di essere deserto e diventa teatro.
Stopover a Dubai: un morso che merita il ritorno
Mentre rientriamo verso l’hotel, ripenso a questa città.
Non ho visto grandi novità.
Non ho scoperto quartieri sconosciuti.
Non ho visitato attrazioni che non conoscevo.
Eppure Dubai è riuscita ancora una volta a sorprendermi.
Forse perché continua a vivere in equilibrio tra due mondi.
Tra tradizione e innovazione.
Tra il silenzio delle dune e il rumore delle autostrade.
Tra il profumo dell’oud e quello di un improbabile gelato al latte di cammello.
Alla fine mi accorgo che questo ritorno è stato davvero un morso di mela a Dubai.
Succoso.
Piacevole.
Sufficiente per ricordarmi perché vale sempre la pena tornare.
Ma decisamente troppo piccolo per saziare del tutto la curiosità.
E infatti il giorno dopo io e la Bipede avremmo deciso di fare quello che ci riesce meglio.
Scappare dal gruppo.
Quella fuga ci avrebbe portato dentro uno degli edifici più strani che abbia mai visitato.
Un luogo dove il futuro non viene raccontato.
Viene messo in scena.
Ma questa è la prossima storia.
“Si ringrazia Asianet per queste esperienza”
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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