Valle Aurina, il Geco segue le streghe
Ci sono giornate nelle quali sai perfettamente dove stai andando e altre in cui basta leggere il nome del sentiero per capire che probabilmente qualcuno ti sta preparando uno scherzo.
Sentiero delle Streghe.
Con un nome così, il Geco non poteva certo tirarsi indietro.
Questa volta le zampette ci portano in Valle Aurina, verso San Giovanni, nella zona di Costa Molini. Il programma, almeno nelle intenzioni, è semplice: bosco, acqua, qualche curiosità lungo il percorso, la Bizat Hütte e poi, possibilmente, arrivare fino a quella Madonna delle Acque che già soltanto dal nome esercita sulla Bipede un fascino irresistibile.
Io, naturalmente, mi limito a controllare; il Papy, invece, controlla il percorso. Che sono due attività completamente diverse e, come l’esperienza insegna, non sempre conducono allo stesso risultato. 🤣🦎
Il sentiero comincia senza grandi dichiarazioni di guerra. Si entra nel bosco e quasi subito cambia il rumore intorno: le voci si abbassano, il traffico scompare e resta soprattutto l’acqua. La cascata Frankbach accompagna una delle prime parti del percorso e da lì l’Hexensteig comincia a giocare sul serio con la propria fama, passando accanto a un’antica mola, alla sedia della strega e alla grotta degli orsi prima di arrivare alla Bizat Hütte.
Insomma, qualcuno qui si è impegnato parecchio per evitare la noia.
Valle Aurina e il bosco che riapre i ricordi
Tra muschi, pietre, radici e acqua succede però una cosa che ormai conosco bene: si apre un cassetto.
Questo bosco, pur essendo diverso, mi riporta immediatamente a un altro bosco delle nostre vacanze altoatesine, quello alle spalle del Sass de Putia, attraversato più volte negli anni tra radici che spuntano dalla terra, rocce, alberi caduti e profumi di erbe, resina e umidità.
Nel 2024 ci eravamo passati dentro leggendo sulle piante i segni di Vaia e del bostrico, e fu allora che mi resi conto di quanto un bosco potesse raccontare molto più di ciò che mostrava a prima vista. Un bosco cambia, cade, ricresce e conserva tracce, e forse è proprio per questo che, dopo trent’anni di Alto Adige, certi luoghi cominciano a sovrapporsi nella memoria.
Non perché si somiglino davvero, ma perché a volte è sufficiente un profumo, un suono o una sensazione per riportarne improvvisamente alla mente un altro.
Ormai lo sappiamo: in Alto Adige alcuni ricordi aspettano soltanto il dettaglio giusto per tornare fuori, proprio come abbiamo raccontato in Alto Adige, certi cassetti si riaprono da soli.
Qui, però, qualcuno deve aver lasciato direttamente l’armadio aperto. 🤣
Tra sedia della strega e grotta degli orsi
Il Sentiero delle Streghe continua infatti a seminare sorprese. Compare una vecchia macina, poi le installazioni nel bosco e naturalmente lei: la grande sedia della strega. Davanti a una sedia gigante l’umano medio probabilmente scatta una fotografia; il Geco, invece, valuta immediatamente quanto sarebbe complicato salirci e soprattutto se la proprietaria potrebbe tornare improvvisamente a reclamarla.
Decido che la prudenza è sempre una forma di intelligenza. Almeno quando conviene.
Poco più avanti arriva anche la grotta degli orsi, con il suo passaggio nel bosco e le figure scolpite che rendono l’atmosfera ancora più fiabesca. “Coraggiosi” è una parola interessante; io la chiamerei più elegantemente prudenza gechesca applicata. Suona molto meglio. 🦎
E la cosa che mi piace di più è che questo percorso non sembra costruito attorno a un’unica attrazione. È il bosco a fare da filo conduttore a tutto: l’acqua compare e scompare, le rocce diventano scenografia e le installazioni sembrano uscite da una storia raccontata ai bambini e poi dimenticata dagli adulti.
Madonna delle Acque e Bizat Hütte
Tra un elemento e l’altro spunta anche la spiritualità, discreta, come capita spesso da queste parti. Piccoli segni religiosi, immagini e richiami alla Madonna entrano nel paesaggio senza bisogno di fare troppo rumore.
La nostra idea sarebbe quella di proseguire verso la Madonna delle Acque.
È uno di quei nomi che fanno immediatamente partire la fantasia. Il Geco immagina fonti miracolose, apparizioni, antiche leggende e almeno tre anziane signore del paese pronte a raccontare versioni completamente diverse della stessa storia.
Ma alcune cose è bello lasciarle anche così, sospese tra il nome e ciò che suggeriscono. Quindi alla Madonna delle Acque lasciamo il suo piccolo mistero e continuiamo a camminare.
Anche perché nel frattempo una questione molto meno spirituale comincia a reclamare attenzione: la panzotta.
Ed ecco che nel bosco compare la Bizat Hütte.
Fine della meditazione.
La Bizat Hütte si presenta come un punto di ristoro immerso nel bosco, perfettamente inserito in quell’atmosfera quasi da foresta incantata che accompagna tutto il percorso. Io, però, ho una definizione personale: luogo della perdizione.
Perché puoi aver trascorso la mattina parlando di boschi, acqua, streghe, spiritualità e rapporto dell’uomo con la natura, ma poi arrivano i canederli pressati e improvvisamente tutta questa elevazione interiore subisce un brusco ridimensionamento.
Il Papy valuta, la Bipede osserva e il Geco, naturalmente, ha già deciso. 🤣🦎
Poi fanno la loro comparsa le tagliatelle alla selvaggina e, a quel punto, diventa evidente che il ritorno dovrà essere affrontato con la dovuta calma.
Da Bizat Hütte torna il ricordo di Malga Rina
Ed è proprio lì che mi torna in mente Malga Rina, dove una passeggiata altrettanto contemplativa si era conclusa davanti a un hamburger di cervo.
Comincio a sospettare che le montagne altoatesine abbiano sviluppato una tecnica molto raffinata: prima ti fanno camminare, poi ti fanno riflettere e infine ti mettono davanti un menù.
E vincono sempre.
Le streghe possono aspettare
Riprendendo il cammino mi accorgo che questa giornata ha qualcosa di diverso dalle grandi escursioni che ricordiamo per una vetta, un lago o un panorama. Questa volta nessuna singola scena si prende tutta la giornata; resta invece una successione di piccoli dettagli: l’acqua della cascata, il muschio sulle pietre, una macina, la grotta, quella sedia enorme in mezzo al bosco, un’immagine religiosa, il profumo della cucina che arriva quando le gambe hanno già fatto il loro dovere.
E forse sono proprio giornate così a spiegare perché, dopo tanti anni, continuiamo a trovare qualcosa da raccontare in Alto Adige.
Non serve necessariamente andare più lontano. A volte basta tornare in un bosco diverso perché ne riappaia uno attraversato vent’anni prima. Basta l’acqua per ricordarne altra. Basta un sentiero chiamato “delle Streghe” per far tornare alla mente il nostro vecchio bosco delle streghe sotto il Putia.
Il presente e il passato cominciano a camminare insieme senza bisogno di mettersi d’accordo, ed è proprio questo il bello di questo diario.
Continuiamo a scoprire luoghi nuovi, ma ormai non viaggiamo mai completamente soli. Con noi vengono anche tutte le versioni del Papy, della Bipede e del Geco che sono passate da queste montagne negli ultimi trent’anni, proprio come era successo tornando a Novacella.
Fortunatamente quelle vecchie versioni non occupano posti a tavola.
Perché alla Bizat Hütte avremmo avuto un problema serio con i canederli. 🤣🦎
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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