Novacella, quando il Geco riapre la memoria
Ci sono luoghi che ricordiamo così bene da essere convinti di poterli ritrovare a occhi chiusi.
Poi passano quindici, forse vent’anni, torni e scopri che gli occhi puoi anche aprirli bene, perché nel frattempo è cambiato il luogo, sei cambiato tu e, soprattutto, la memoria ha fatto quello che le pareva.
Con Novacella è successo esattamente così.
Era il 2023 quando sono tornato all’abbazia dopo un intervallo abbastanza lungo da permettere al sottoscritto di parlare tranquillamente del proprio passato da Cucciolo di Geco. Nei miei ricordi c’erano alcuni punti fermi, qualche immagine rimasta appesa da qualche parte e quella convinzione tipica di chi torna in un luogo conosciuto: adesso vedrai che riconosco tutto.
Ingenuità gechesca.
Appena arrivato ho capito che la mia biblioteca della memoria aveva evidentemente catalogato i volumi secondo criteri tutti suoi.
Novacella e i ricordi del Cucciolo di Geco
Eppure una cosa mi è tornata subito familiare: quella costruzione rotonda che all’ingresso avevo ribattezzato anni fa il “Castel Sant’Angelo dell’Alto Adige”. La battuta, scoprii poi, non era neppure così campata per aria, perché si tratta della Cappella di San Michele, conosciuta anche come Castello dell’Angelo.
Insomma, il Cucciolo di Geco qualche associazione sensata ogni tanto la faceva. 🤣🦎
Novacella si trova appena a nord di Bressanone ed è una frazione di Varna, proprio quella Varna dove nel 2026 siamo finiti con le zampe — anzi, con le zampe della Bipede — nell’acqua gelida del percorso Kneipp di Varna.
Ma appena varchi l’ingresso dell’abbazia i numeri diventano secondari.
Quello che arriva prima è una sensazione strana di ordine e quiete, nonostante i visitatori. Nel 2023 avevo scritto proprio questo: la pace mi aveva preso quasi subito, fino a quando naturalmente la panzotta non aveva deciso di ricordarmi che anche la spiritualità ha dei limiti molto precisi.
E qui arriva il primo corto circuito con il passato.
Quella che ricordavo come la birreria del convento l’ho ritrovata trasformata in un ristorante molto più moderno, pur mantenendo l’atmosfera dell’edificio antico. Davanti a formaggio grigio con cipolle, würstel, pane e vini dell’abbazia ho capito che sì, molte cose erano cambiate, ma almeno alcuni principi fondamentali erano rimasti saldamente al loro posto.
Il Geco si tranquillizza sempre davanti a una degustazione ben organizzata.
Un’abbazia che non ha mai smesso di cambiare
La cosa curiosa è che parlare di cambiamenti a Novacella è quasi inevitabile, perché questo luogo ha passato secoli a trasformarsi.
L’Abbazia di Novacella risale al XII secolo e ancora oggi è uno dei maggiori complessi dei canonici agostiniani del Tirolo. Non è quindi soltanto un monumento da visitare: continua a essere un centro attivo di formazione, arte e viticoltura.
Canonici, non monaci: il Geco prende nota
E qui va fatta una precisazione che la nostra guida Susanna ci aveva messo subito in testa durante la visita del 2023: canonici, non monaci e non frati.
Il Geco prende nota.
Perché va bene l’ironia, ma se sbagli categoria religiosa davanti a secoli di storia rischi che qualcuno venga a tirarti le ventose.
Nel diario mi ero appuntato una quantità quasi sospetta di date: incendi, ampliamenti, rivolte, chiusure, rinascite. Nel 1190 un incendio distrusse il complesso claustrale; nel Cinquecento arrivarono anche le conseguenze della rivolta contadina guidata da Michael Gaismair; nel 1807, durante il periodo bavarese, l’abbazia venne soppressa e parte del patrimonio disperso, per poi rinascere pochi anni dopo con il ritorno del Tirolo all’Austria.
A questo punto comincio a pensare che lamentarsi perché un ristorante non è più come me lo ricordavo sia leggermente eccessivo.
Novacella ha fatto della capacità di cambiare quasi un mestiere.
La biblioteca abbaziale e gli scaffali della memoria
Eppure conserva un luogo nel quale il tempo sembra divertirsi a fermarsi: la biblioteca abbaziale.
Nel XVIII secolo la biblioteca di Novacella cambiò volto grazie a una nuova sala di rappresentanza voluta dal prevosto Leopold von Zanna. Stucchi, dorature e gusto rococò trasformarono quello spazio in uno degli ambienti più scenografici dell’abbazia, di quelli che ti costringono a fermarti un attimo con il naso all’insù.
E non era soltanto bellezza: per secoli Novacella fu anche un luogo di studio e scrittura, dove nacquero e furono custoditi manoscritti di grande valore.
Altro che i nostri cassetti della memoria.
Qui hanno direttamente gli scaffali.
Quando il ricordo incontra un bicchiere
Naturalmente Novacella non vive soltanto di passato.
Intorno all’abbazia ci sono vigne e la tradizione vinicola di Novacella è ancora una parte concreta della sua identità. La Valle Isarco è particolarmente legata ai vini bianchi e Novacella continua a essere uno dei punti di riferimento di questa cultura.
E allora un altro cassetto si apre.
Perché quando sono tornato nel 2023, dopo tanti anni, il vino era stato uno dei primi ponti tra il luogo che ricordavo e quello che avevo davanti.
Le mura erano antiche.
Il ristorante era cambiato.
Io sicuramente ero cambiato.
Ma sedersi con un bicchiere davanti e lasciare che sapori e profumi facessero il loro lavoro aveva improvvisamente accorciato quei quindici o vent’anni.
I cassetti dell’Alto Adige si riaprono da soli
Forse la memoria funziona davvero così.
Non conserva tutto.
Conserva dettagli.
Un odore, una forma, una sala, un sapore. Poi aspetta che qualcosa li riaccenda.
È un meccanismo che ormai conosciamo bene, perché in questo diario abbiamo già scoperto che certi cassetti dell’Alto Adige si riaprono da soli.
Quello di Novacella, però, mi ha insegnato qualcosa in più.
Tornare non significa verificare se un posto è rimasto uguale.
Sarebbe perfino un po’ triste.
Significa mettere ciò che ricordavi accanto a ciò che trovi oggi e vedere cosa succede.
A volte scopri che la birreria è diventata un ristorante.
A volte che un angolo al quale non avevi prestato attenzione è diventato quello che ricordi meglio.
E a volte ti accorgi che il vero elemento cambiato sei tu.
Novacella, tra storia, vino e memoria
Quando nel 2023 ho lasciato l’abbazia per riprendere la strada verso Antermoia e il Sass de Putia, avevo salutato Novacella con una frase di Sant’Agostino particolarmente adatta a un Geco che aveva appena visitato anche la cantina: “Signore, liberami dalle tentazioni… ma non oggi”.
A distanza di anni, continuo a pensare che fosse una conclusione impeccabile. 🤣🦎
Perché certi luoghi non ti chiedono di scegliere tra storia, bellezza, vino e memoria.
Te li mettono tutti davanti.
E poi lasciano che sia il Geco a decidere da quale cominciare.
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
*************************************
Contributo in liberalità di 0,15 centesimi di euro al giorno per l’annualità, per l’iscrizione al Club di Gaudenzio e per nucleo famigliare (oppure 0,07 centesimi di euro per i singoli) CLICCA per connetterti e avere tutti i vantaggi riservati agli iscritti
Tutte le info le trovi sul “Chi Siamo” alla sezione “FAQ”
– Vuoi una videointervista su misura per il tuo esercizio o solo per far conoscere e condividere la tua passione? Gaudenzio ha tantissimi amici a cui piaceresti.
– Cerchi idee per il tuo tempo libero?– Non trovi il tuo spettacolo o concerto?
– Vuoi trovare ciò che cerchi ad un prezzo “esclusivo” per te e tutti i tuoi amici?
– Vuoi un pacchetto tutto incluso: viaggio, biglietto, hotel?



