Da Coira a Filisur: il viaggio che prepara alla meraviglia
I Parte: dove l’avventura inizia molto prima della meta
Ci sono viaggi che iniziano al momento della partenza e altri che, più sottilmente, cominciano molto prima.
Quello verso Filisur, passando per Coira, appartiene a questa seconda categoria: un viaggio che nasce nella mente, nelle attese, nei nomi che risuonano familiari — Albula, Landwasser, Retiche.
Nomi che già da soli sanno evocare montagne, ingegneria, fascino e un pizzico di mistero.
Ed è così che la nostra avventura prende forma, accompagnati dal mitico Enrico Bernasconi, che racchiude in sé più storie di quante ne possano contenere i chilometri della ferrovia. E con lui, ancora una volta, il desiderio di rivedere un tratto che non stanca mai.
Coira: la città che vive tra ordine svizzero e anima mitteleuropea
Coira, la città più antica della Svizzera, non ha bisogno di presentazioni.
O meglio: non ha bisogno di una presentazione fredda, ma di una guida che sappia raccontarla. Perché Coira non ti esplode davanti agli occhi come fanno altri luoghi alpini; Coira ti entra dentro piano, con eleganza, con educazione.
E la nostra guida è lui: Hans — o Giovanni per noi.
Un uomo che cammina poco e parla molto, ma ogni parola è una porta aperta sul passato.
Con lui Coira rivela la sua anima:
- La Cattedrale di San Lucio, che riunisce secoli di convivenza tra confessioni diverse;
- le fontane, che un tempo erano il centro del mondo, dove si incontravano notizie, pettegolezzi e identità;
- le case patrizie, dove un tempo risiedevano mercanti e famiglie illustri;
- i vigneti dei Grigioni, che ancora oggi portano nelle bottiglie una storia secolare.
Senza Hans, avremmo passeggiato tra facciate carine.
Con Hans, ogni pietra, ogni arco, ogni vicolo ha una voce.
Coira diventa una città che narra, non che semplicemente si mostra.
08.58 – partenza. L’IR38 rosso dà il ritmo alla giornata
Alle 08.58, con la precisione di un orologio svizzero, il treno IR38 parte da Coira.
Non c’è rumore di fondo, non c’è caos: solo silenzio, ordine e un rosso che buca il paesaggio.
È un’ora di viaggio che sembra costruita apposta per preparare gli occhi e la mente a ciò che verrà.
Tutto scorre al di fuori del finestrino come un film naturale:
- boschi che cambiano sfumatura a ogni metro,
- prati che sembrano velluto steso a mano,
- corsi d’acqua che riflettono il cielo,
- villaggi silenziosi, con i tetti in legno e gli orologi appesi alle case.
Il tratto è parte del Patrimonio UNESCO Albula/Bernina, e basta guardare fuori per capirne il perché:
ogni elemento è perfettamente integrato con l’ingegneria ferroviaria.
È come se la linea fosse nata insieme al paesaggio.
Ogni curva regala una rivelazione.
Ogni galleria è una pausa poetica.
Ogni ponte è un preludio a quello più grande, quello che si nasconde dietro una promessa:
il Viadotto di Landwasser.
09.59 – arrivo a Filisur: un villaggio che sembra un modellino
Alle 09.59, con precisione svizzera, si arriva a Filisur.
Un piccolo gioiello alpino, un villaggio che sembra disegnato più che costruito: case in legno, balconi pieni di gerani, vie che profumano di resina e silenzio.
E proprio qui, dove il mondo rallenta, accade un incontro inaspettato:
il gatto-portiere dell’Hotel Rätia.
Un felino rosso, imponente, lento come una divinità egizia, ci accoglie sulla soglia.
Prima osserva.
Poi decide se siamo degni di entrare.
E solo quando ci concede il suo “nullaosta”, ci accompagna fino alla stanza.
Un check-in così non lo trovi su Booking.
È un’esperienza, una cerimonia, un rito montano.
Dentro l’hotel, modernità e passato si mescolano: legno antico, arredamento minimal, luci morbide.
È un luogo che sa di casa, ma anche di viaggio.
Filisur, la soglia del Landwasser
Filisur non è solo un paese: è un limen, una soglia.
Il punto esatto in cui il quotidiano si ferma e inizia la dimensione mitica della ferrovia alpina.
Qui senti un’attesa sottile.
Sai che il giorno dopo vedrai qualcosa di straordinario, ma ancora non lo vivi.
Ed è questa attesa che rende Filisur così unica: un luogo che prepara all’emozione senza svelarla.
Perché questo primo tratto è più importante di quanto sembri
Per molti viaggiatori, Coira–Filisur è solo uno spostamento.
Per me non lo è mai stato.
È il tratto dove:
- la mente si libera,
- gli occhi si abituano alla bellezza,
- si crea la predisposizione al “wow”,
- si entra nella storia delle Retiche,
- si respira la filosofia svizzera di integrazione tra uomo e natura.
È la prefazione al grande romanzo che seguirà.
E la mia storia, questa volta, continuerà con un incontro speciale:
Landwasserwelt, il nuovo cuore narrativo del Viadotto.
Un’attrazione moderna, immersiva, sorprendente, che promette di cambiare per sempre il modo di vivere il Landwasser.
E io non vedo l’ora.
👉 Continua nel prossimo articolo: “Landwasserwelt — dentro il cuore del viadotto”.
Per questa avventura si ringrazia Enrico Bernasconi e Ferrovia Retica.
Articolo a cura di Geco Gaudenzio, per Goditilavita.it.
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