Cattiva strada: una scelta può cambiare tutto
Un racconto duro di crescita nella Bari più oscura
Dal 26 marzo arriva nelle sale “Cattiva strada”, il nuovo film italiano diretto da Davide Angiuli e distribuito da Notorious Pictures: una vicenda intensa ambientata a Bari, dove le decisioni di un ragazzo possono cambiare tutto.
Al centro della vicenda c’è Donato, un giovane alla ricerca di una soluzione per pagare le costose cure mediche della nonna affetta da Alzheimer. Quando la malattia entra nella vita della famiglia, il ragazzo si trova improvvisamente di fronte a responsabilità troppo grandi per la sua età.
Intrappolato nella piccola criminalità e in un vortice di situazioni sempre più pericolose, Donato dovrà affrontare una scelta difficile: salvare sé stesso oppure le persone che ama.
“Cattiva strada” è un film che parla di responsabilità, di legami familiari e di quelle decisioni che possono cambiare per sempre il corso di una vita.
Una Bari dura e autentica
Il film si muove tra i quartieri popolari della città e le zone illuminate dalle luci dello stadio San Nicola.
Bari diventa così molto più di una semplice ambientazione: è un luogo vivo, con le sue contraddizioni, le sue energie e le sue fragilità.
Le strade, i palazzi e le periferie raccontano un mondo dove le opportunità non sono sempre evidenti e dove spesso le scorciatoie sembrano l’unica via possibile. In questo contesto cresce Donato, sospeso tra il desiderio di fare la cosa giusta e la necessità di sopravvivere.
Il film si inserisce nel filone del coming of age (le storie di crescita): racconti in cui un giovane protagonista si trova davanti a decisioni difficili che segnano il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta.
Culture che si incontrano e si scontrano
Nel percorso di Donato entra anche il contatto con una famiglia di origine albanese, un elemento che introduce nel film una dimensione culturale interessante. Il giovane si trova infatti a confrontarsi con un ambiente regolato da codici molto rigidi, dove il senso dell’onore, della lealtà e della famiglia occupa un posto centrale.
Questo incontro tra mondi diversi aggiunge un ulteriore livello alla storia. Da una parte c’è la realtà di un ragazzo italiano cresciuto in una periferia difficile; dall’altra una comunità che porta con sé tradizioni e regole non scritte, spesso più forti delle leggi ufficiali.
Il risultato è un intreccio umano e culturale che rende il percorso di Donato ancora più complesso: non si tratta solo di scegliere tra giusto e sbagliato, ma anche di capire a quali valori e a quali legami restare fedeli.
L’esordio alla regia di Davide Angiuli
Con “Cattiva strada”, Davide Angiuli firma il suo primo lungometraggio. Il film nasce da un percorso creativo, che punta a raccontare con autenticità una realtà sociale spesso poco rappresentata sul grande schermo.
La regia sembra voler osservare i personaggi da vicino, senza giudicarli ma cercando di comprenderne le motivazioni e le paure. In questo modo la storia diventa non solo un racconto di criminalità, ma anche una riflessione più ampia sulle difficoltà di crescere in contesti complessi.
Angiuli costruisce così un film che guarda alla realtà con uno sguardo diretto, lasciando emergere il conflitto interiore dei personaggi e la fatica delle scelte che segnano il passaggio all’età adulta.
Il racconto procede con un ritmo volutamente misurato: la macchina da presa si sofferma spesso sui volti, sui silenzi e sui dettagli degli ambienti, restituendo l’oscurità delle situazioni e il peso emotivo che grava sui personaggi.
I protagonisti: Malich Cissé e Giulio Beranek
Nel ruolo di Donato troviamo Malich Cissé, attore nato proprio a Bari e già apparso in diverse produzioni cinematografiche e televisive. La sua interpretazione porta sullo schermo un personaggio complesso, combattuto tra il senso del dovere verso la famiglia e il desiderio di costruirsi una vita diversa.
Accanto a lui c’è Giulio Beranek, attore con una carriera ormai consolidata nel cinema italiano e nella televisione. Cresciuto in una famiglia di giostrai, Beranek ha iniziato quasi per caso il suo percorso nel mondo della recitazione dopo aver abbandonato il sogno di diventare calciatore.
Negli anni ha partecipato a numerosi film e serie televisive, distinguendosi per interpretazioni intense e fisiche. La sua presenza nel cast aggiunge ulteriore profondità al racconto e contribuisce a dare al film una dimensione più adulta e drammatica.
Una storia di scelte difficili
Al centro di “Cattiva strada” c’è una domanda semplice ma potente: quanto siamo davvero liberi di scegliere il nostro destino?
Donato vive in un contesto dove le responsabilità arrivano troppo presto. La malattia della nonna, la pressione economica e le difficoltà del quartiere lo spingono verso decisioni sempre più rischiose.
Nel momento in cui entra in contatto con ambienti criminali, ogni scelta diventa più complicata. Il confine tra ciò che è giusto e ciò che è necessario si fa sempre più sottile, e ogni decisione porta con sé conseguenze difficili da prevedere.
Il film sembra voler raccontare proprio questo: il momento fragile e decisivo in cui una persona deve scegliere che tipo di adulto diventare.
Ma prima di uscire dalla sala, c’è sempre qualcuno che ha un consiglio da dare…
Il consiglio del Geco 🦎
“Cattiva strada” non è proprio il film ideale se cercate leggerezza: qui ci sono drammi familiari, criminalità e decisioni che possono cambiare una vita nel giro di pochi minuti.
Il Geco però ha una regola molto semplice per orientarsi nelle scelte complicate:
se qualcuno vi propone un affare mentre tira fuori una pistola, probabilmente non è un buon affare.
Il Geco non giudica nessuno, sia chiaro.
Però quando un tizio in un parcheggio dice “tranquillo, è un lavoretto facile” e poi apre il baule pieno di roba sospetta… forse è il momento perfetto per ricordarsi improvvisamente di avere un altro impegno.
Tipo andare al cinema.
A vedere queste situazioni solo sullo schermo e non dal vivo. 🦎
Articolo a cura di Marisan, per Goditilavita.it.
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